Ci troviamo di fronte a una svolta epocale in cui anche l’Europa ha preso una posizione netta e ha lanciato segnali precisi

L’emergenza sanitaria e la crisi economica generata dalla pandemia hanno tirato il freno dei progetti e azzerato la visione, lasciando spazio a risse per le poltrone a cui siamo purtroppo abituati ma che siamo francamente stanchi di vedere. Chi si sente a bordo del Titanic non può che essere sgomento di fronte a questa grave miopia politica che accantona la soluzione di problemi che da oggi prolungheranno i loro effetti negli anni a venire. Vorremmo che la protezione dell’ambiente e la lotta alla crisi climatica fossero in pole position tra le priorità indifferibili.

La sostenibilità non è un lusso, né deve essere considerata tale. In Italia, come nel resto del mondo, l’ambiente è il problema per la maggior parte dei cittadini. La salute del Pianeta è legata a quella umana, come dimostrano gli oltre 60.000 morti l’anno per cause dovute all’inquinamento ambientale, che a sua volta si è dimostrato collegato al Covid-19. Viene da chiedersi perché la politica sia come sempre in ritardo sulla società: anche in questa crisi le aziende orientate allo sviluppo sostenibile e all’innovazione – ovvero quelle più green, spesso guidate da giovani e donne – si sono dimostrate più resilienti. Possiamo dedurre che la sostenibilità conviene, ed è proprio questo il momento di accelerare sulla transizione verde.

Ci troviamo di fronte a una svolta epocale in cui anche l’Europa ha preso una posizione netta e ha lanciato segnali precisi, proprio per questo ci meraviglia che per non perdere consensi immediati si rimandino scelte decisive: una per tutte, anziché tagliare (o almeno ridurre) i sussidi dannosi per l’ambiente si preferisce lasciare le briciole per la transizione verde. Preme ricordare che le direttive principali indicate da Next Generation EU sono la transizione energetica, l’inclusione e la digitalizzazione; l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ha definito i 17 Obiettivi da raggiungere entro il 2030 (e ancora lontani); l’ambiente e la sostenibilità sono tornati nell’agenda politica internazionale. Un segno importante arriva dagli Stati Uniti: il presidente Joe Biden ha dichiarato di voler tornare nell’Accordo di Parigi (COP21 del 2015), sottoscritto da Obama e stracciato da Trump. Non sembra casuale che abbia designato inviato speciale per il clima John Kerry, che gestì la trattativa di Parigi in qualità di Segretario di Stato. 

L’Italia troppe volte non è stata in grado di utilizzare i fondi europei, questa volta non ce lo possiamo permettere. La sveglia deve suonare per la classe dirigente e per la politica, bisogna investire in infrastrutture, formazione, ricerca e innovazione, economia circolare, energie rinnovabili. Ma senza un alleggerimento della burocrazia e delle procedure attuative, senza impedire i mille veti incrociati che bloccano le decisioni saremo inesorabilmente perdenti e sarà solo colpa nostra. Nel 2021 l’Italia avrà la presidenza del G20 e sarà copresidente della Conferenza sul clima. Come si presenterà a questi appuntamenti? Sarà capace di fare i “compiti” per avere diritto ai fondi di Next Generation EU? Arrivare impreparati a questi appuntamenti comprometterebbe il nostro presente e quello delle prossime generazioni. È ormai chiaro che il futuro è tracciato da una linea verde: rimanere dietro a questa linea significa perdere occasioni di lavoro, di benessere, di sostenibilità ambientale, economica e sociale.